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mercoledì, luglio 11, 2007

Ora, una delle attività “facilitatrici” di comunicazione e relazione in comunità educative come la casetta residenziale in cui sono educatore professionale, è l’attività di “produzione” “insieme” di piccoli progetti ben individualizzabili e riconoscibili (“viventi” e da toccare con mano). I regalini per le famiglie, gli scaffali per il reparto, oggetti vari per personalizzare le stanze di ognuno dei ragazzi, piccoli giochi, ecc… Tutto questo costruito, restaurato, montato, provato, insieme al/ai ragazzo/i, accresce la condivisione nell’ambiente della casetta, diventa comunicazione, anche col ragazzo autistico, finanche col ragazzo con un cognitivo molto basso, comunicazione di affettività, di interesse, di scambio relazionale. Il ragazzo sarà poi più o meno protagonista o “spettatore”, ma l’importante è la con-partecipazione e la condivisione affettiva di quel momento. Nasce in questo laboratorio la storia di “Pinocchio e Zeppetto”, attraverso il racconto di una storia, rivista e corretta dapprima da uno dei ragazzi, poi realizzando in cartapesta le Marotte dei personaggi, quindi sceneggiata da un operatore e che sarà portata in scena con una drammatizzazione-contaminazione di Marotte e ragazzi in carne ed ossa, il prossimo 13 luglio al Villaggio Litta. Se volete qui c’è il PDF da scaricare del libricino (naturalmente i nomi dei ragazzi sono stati cambiati). In seguito, magari, metterò alcune foto delle Marotte e dello spettacoluccio. Di seguito, invece, l’intero “canovaccio” della storia.
Pinocchio e Zeppetto
C’era una volta un re, diranno i miei piccoli lettori, e invece no. Allora direte: c’era una volta un pezzo di legno... massì, ok, ma non quello che pensate: era Zeppetto. Cioè in realtà si chiamava Geppetto ma tutti lo chiamavano Zeppetto per via che era secco allampanato, povero in canna e mangiava si e no una pera con tutta la buccia una volta a settimana. Pippo era un garzone di bottega che aiutava il buon Zeppetto che un bel giorno gli disse: - caro Pippo cercami un pezzo di legno ‘che visto che tutti mi chiamano Zeppetto voglio farmi un ragazzo di legno che mi somigli e sappia far di conto, ‘che evidentemente nessuno mi paga mai e sarà per questo che sono povero in canna. - Pippo allora dapprima gli portò un commercialista (un operatore n.d.r.), poi visto che costava troppo gli trovò un pezzo di legno. Ma non un legno pregiato, anzi non era proprio legno, che costava troppo pure quello da ardere, ma era la carta pesta fatta da Clara, Riccio, Lello, Moro, Tonino, Ada, Giuliana, Pippo…
In men che non si dica Pinocchio era fatto e pure il vestito, che Serena la sarta non guardava in faccia a nessuno... psstt…a proposito… si narra che vestì pure il gatto e la volpe e persino la famosa top model Fata Turchina. Ah le dicerie di Rocca di Papa… Dicevamo, Pinocchio era appena fatto e già mancava di rispetto al su’ babbo. - Zeppetto, Zeppetto!! - lo apostrofava e il povero falegname: -ah birba d’un figliolo!... peraltro lo vedi che sei un pezzo di legno pure tu?- -Carta pesta, prego- rispose Pinocchio - andrò a scuola e diventerò un ragazzo vero. Anzi diciamolo pure a Mago Zurlino che è il mio mago preferito, vedrai che è contento -. - Ennò Pinocchio, io conosco la Fata Turchina e il suo tirocinante grillo parlante, ti veglieranno loro che sono bravi e non si è mai lamentato nessuno.- Rispose Zeppetto.
Così arrivò il primo giorno di scuola. Pinocchio conobbe tanti ragazzi veri e cominciò a parlare con loro. Una gli disse: - io diventerò una famosa velina - un altro - io diventerò un famoso tronista della De Filippi e magari faccio pure un reality - un altro - io diventerò un famoso politico - e un altro ancora - io diventerò un famoso banchiere... - Era troppo. Pinocchio si fece triste triste, quando in lontananza vide tante lucine e il gatto e la volpe, due ragazzoni veri mascherati per lavoro, che presentavano il famoso circo di Mangiafuoco. Così decise che, innanzitutto avrebbe cambiato classe, e che poi a scuola ci sarebbe andato domani.
Il gatto e la volpe appena lo videro fiutarono l’affare. - ti facciamo conoscere il nostro padrone, è tanto buono e aiuterà anche te - Pinocchio acconsentì pensando che magari poteva aiutare anche ‘l’su babbo a passare perlomeno da Zeppetto a Zeppone. Mangiafuoco appena lo vide fiutò l’affare pure lui e lo rinchiuse in una gabbia per portarlo in giro per le Americhe e farci tanti dollarucci. - Povero me - pensò allora Pinocchio - sono scappato per non diventare una velina o un banchiere e mi ritrovo prigioniero di un banchiere che amministra tronisti e veline di legno…- Ma fortunatamente si sbagliava. Mangiafuoco, difatti, era solo un circense nomade e per giunta bonaccione, così davanti alle lacrime di Pinocchio si commosse e lo liberò e gli regalò 5 euro, ma meno nuove di quelle che pagava tutte le settimane a Riccio: diamine la sera abbassava le serrande e puliva tutto il carrozzone! è quello era un LAVORO.
Allora Pinocchio ringraziò Mangiafuoco e si avviò verso casa coi 5 euro stropicciati. Siccome 5 euro anche stropicciati non fanno schifo a nessuno (meno che a Riccio, come detto) il gatto e la volpe gli andarono dietro cercando di rubarglieli. Disse la volpe: - Pinocchio noi conosciamo un luogo dove se sotterri i soldi nasce un albero pieno di monete d’oro…- - Vi conosco mascherine, comunque siccome il grillo parlante non mi è simpatico e pare che il mio amico Lucignolo approvi, proviamo a giocarcele al Lotto - Rispose arguto Pinocchio. Così perse tutto e salutò i suoi furbissimi amiconi volpe e gatto, che avevano perso tutto pure loro.
Il grillo se la rideva e saltava ilare, ma non si era accorto dello spigolo di un ramo e battè la testa e svenne. – Oh – disse Pinocchio a Lucignolo – ce lo siamo tolto di mezzo, e ora che facciamo? - - Ho un’idea – disse Lucignolo – sai, caro Pinocchio, io sono un ragazzo vero e le mie idee sono di molto superiori alle tue… - - Ok, non mettere il dito nella piaga, insomma, che facciamo Lucì? - - Ti porto in un posto fantastico insieme a tanti ragazzi veri, si chiama il Paese dei Balocchi! -
Ora, sappiamo tutti come va a finire: tutti i ragazzi veri compreso Lucignolo, diventano magnifici somari veri e per un soffio (bisogna dire anche per l’intervento della fata turchina, diamo alla fata quel che è della fata) Pinocchio rimane sano e salvo, anche se di carta pesta.
Aveva una grande nostalgia di Zeppetto, il su’ babbino, così ricominciò a cercarlo. Arrivò fino a Ostia e lì alcuni bagnanti (Guido che faceva la dozzetta e le sorelle Remori) gli dissero che Zeppetto era partito su un gommone (detto “la balena” per ironizzare sulle sue esigue dimensioni) alla ricerca del su’ figliolo. Sprezzante del pericolo, Pinocchio affitta un pedalò e all’altezza di Torvaianica avvista “la balena”, il gommone di Zeppetto. - babbinoooo - grida Pinocchio, ma Zeppetto non lo sente intento com’era a litigare con lo scafista, un altro ragazzo vero, sul prezzo del viaggio. Ad un certo punto Zeppetto perde l’equilibrio e cade in mare. Pinocchio rema rema e raggiunge il su’ povero vecchio che comunque galleggiava essendo Zeppetto. Lo tira su e finalmente si riabbracciano. - Babbo – furono le prime parole di Pinocchio – Non mi parlare più di diventare un ragazzo vero, ne ho incontrati tanti e non è che le esperienze depongano a loro favore -.
Così, abbracciati, tornarono a casa e Pinocchio andò a scuola (in un’altra classe con gente più simpatica) e il pomeriggio dava una mano insieme a Pippo, nella bottega del su’ babbo. Poi una sera organizzarono una festa e invitarono tutti ma proprio tutti, perché quando c’è da festeggiare è bello essere in tanti, persino coi ragazzi veri.
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